Per la verità ce ne è sempre importato relativamente poco. Ammettiamolo pure. O, meglio, non che non ce ne sia importato, né che fino ad ora si fosse tirato a campare, per carità, ma insomma quello che accadeva dentro l’orizzonte ciottoloso della nostra provincia non presentava evidenti incrinature, né cieli troppo nuvolosi o scricchiolii sotto i tavoli: un quieto vivere sonnacchioso, senza essere lento, apaticamente sereno. Ma che alla lunga, va ammesso, rischia di riempirti d’ovatta le orecchie e di anestetico gli occhi. Impegnati nella nostra quotidiana navigazione a vista ci cullavamo nell’impressione di avere pista libera. Poi a un certo punto – difficile dire quando e perché -, c’è cominciata un’uggia bisbetica e zitta, di quelle che ti ticchettano addosso piano piano, impercettibili, insolenti, alla fine insopportabili. Sulle prime si pensava fossero noie corporali, e come tali da considerare. Poi s’è scoperto che il corpo non c’entrava niente e che l’impiccio se ne stava annidato nelle nostre teste e che, forse, non dipendeva tutto da noi. Ci siamo trovati scomodi, ecco, a disagio, come seduti su uno spuntone. A un certo punto il buon vecchio e consolante “checivuoifare, tantononserveanulla” – e via con le novene da cantone di strada e cantino di piazza – preso dopo pranzo e cena non ha fatto più effetto. E allora? Non c’è venuto da urlare. No, per nulla, anzi. Non c’è venuto da girare la testa. Figuriamoci. Non siamo andati via. C’è salita la nausea e subito dopo una scintilla di adrenalina lungo la schiena che ci ha fatto drizzare la spina dorsale e diradato la nebbiolina dal cervello. La scossa ricevuta ha preso una forma strana, più nostra, più toscana, e in fondo più sana. Ci siamo riavuti col pensiero preciso e fisso che anche qui da noi, nel nostro orto, è giusto e lecito cominciare a frugare in quegli stanzoni, stanze e stanzette in cui si prendono, si ammucchiano e si perdono cose e persone, impegni e decisioni, parole e fatti: luoghi con tanti angoli poco illuminati, dove magari ci sarà anche quel pigolio rossiccio che ha funzionato da richiamo. Per trovarlo però bisogna chiudere la città in un largo abbraccio e razzolare senza paura su tutto e tutti: dalla politica ai matti, dai giornali alle donne, dagli assessori al sindaco, dai giovani ai vecchi, dalle mense dove si mangia ai letti dove – di sicuro – si dorme. Occorre setacciare e portare a galla quello che si trova: persone, fatti, oggetti che ci sembrano utili, o anche solo curiosi e strani. Ne faremo un banchettino e lo riempiremo di volta in volta: nessun ospite è escluso. Non c’è bisogno di dire molto altro per giustificare un’iniziativa come questa: nasce un sito internet, piccolino, piccolino, locale, locale, tutto figlio della provincia italiana; della provincia toscana. Punto. Piccole cose, impegno concreto e continuo nel vivere civile quotidiano. Apriamo una spazio di discussione attivo, in cui vogliamo addizionare commenti e dati di fatto. Segnalare problemi e promuovere azioni per tentare di risolverli. Senza uggia, senza rabbia né bandierine a fissare il percorso; solo un occhio rivolto alla città, alle sue cose, alle sue case, alla sua gestione. Ecco, quella, appunto. Queste imprese si giudicano nel tempo, ce ne sono tante e in ogni dove. Intanto però, qualcosa s’è mosso, ed il cammino è iniziato: da qualche parte si arriverà. Magari, anzi ce lo auguriamo, non da soli.